Francesco Cassano

“Mi hanno assalito i ricordi di una vita che non mi apparteneva più, ma in cui avevo trovato le gioie più povere e più tenaci.

Allora tutta l’inutilità di ciò che facevo in quel luogo mi è rimontata alla gola e ho avuto una fretta soltanto, di farla finita presto e di ritrovare la mia cella ed il sonno.”

Albert Camus – Lo straniero

Francesco Cassano ha trascorso tutta la sua vita adulta nei luoghi del pianeta dove ad essere in discussione è la sopravvivenza quotidiana: non brevi e rapaci soggiorni i suoi, atti a spolverare dalla coscienza il senso di colpa legato alla sensazione di essere nati nel posto giusto del mondo, ma tutto il suo tempo e le sue forze, nella profonda convinzione che proprio questa sensazione sia opinabile.

Da questa “parte giusta” del mondo l’artista che presentiamo questo autunno è infatti fuggito inorridito, soffocato da catene con cui la sua anima non poteva tollerare di cingersi e, come spesso accade, la distanza gli consente una visione più lucida, che l’uomo prima che il pittore ci restituisce nelle sue tele. I colori e le forme allora mutano incessantemente, si rincorrono preda di uno spirito di intensa denuncia, nutrito di molteplici riferimenti artistici e letterari, quali le crude introspezioni dostoevskiane, la sfumatura dolente del disprezzo goyano per il suo tempo, la violenta disgregazione dei Cobra, l’ “estetismo brutto” di Asgern Jorn, la destrutturazione dell’espressionismo astratto.

Ma dalla scoperta di non essere costretto a piegarsi ad alcun giogo nascono anche solidi equilibri formali, di respiro pierfrancescano, forme che si incastonano cristalline in un’atmosfera di ascendenza morandiana, ma della quale non ereditano l’immobilismo e lo spirito malinconico: quelle di Francesco sono sempre, come ci suggeriscono i titoli, precise dichiarazioni, spesso luoghi, ricordi, ma anche imperativi e definizioni.

Il suo cammino, sebbene ancora tutto in fieri, non conosce vere e proprie fasi: dà prova di soffermarsi ad ogni tappa con la medesima intensità, dimostrando di essere davvero padrone di quanto i maggiori pensatori hanno ritenuto l’unica cosa veramente nostra, il tempo.

Opere dell'artista: