IN LIMINE – Un dialogo tra arte e architettura

IN LIMINE – Un dialogo tra arte e architettura / a cura di Anna Ricci & Giovanni Manfolini

SABATO 25 OTTOBRE / H. 17 / DUE – Spazio del Contemporaneo

Presentazione del libro Takis Zenetos. Digital Vision Built Architectures & intervento dell’artista Roberto Ghezzi

A seguire selezione musicale a cura di Lost Site

In latino la parola limine ha un significato ambivalente: indica il limitare, ma anche la soglia che va attraversata per entrare. Uno spazio di transizione che segna il superamento di un confine, una linea di demarcazione in cui leggere lo scarto, il distacco. È facile vederla, più complesso è cogliere come è andata emergendo, perché è implicito in essa un prima e un dopo. Il potere della trasformazione conserva spesso il carattere di prodigio. L’incontro vuole restituire proprio l’ambiguità della dimensione liminale, attraverso l’opera di un architetto e di un artista che, a loro modo, hanno offerto interessanti declinazioni di questa poetica.

Giovanni Manfolini (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”) presenterà il volume Takis Zenetos. Digital Vision Built Architectures di Dimitris Papalexopoulos e Eleni Kalafati, da lui curato nell’edizione inglese. Il libro restituisce la figura di Takis Zenetos (Atene, 1926–1977), architetto greco formatosi a Parigi nel clima d’avanguardia del dopoguerra. Un autore geniale e di sorprendente attualità a lungo misconosciuto, la cui ricerca ha accolto il superamento del limite sia in senso fisico, come distacco dalla soglia-terra, sia come tema concettuale, attraverso l’applicazione della tecnologia e dell’informatica: strumenti di una strategia formale ma anche di una critica sulla società coeva.

Roberto Ghezzi, artista visivo cortonese, racconterà il progetto ăquae Naturografie, presentato nell’ambito di CONFINI LIQUIDI, a cura di Raffaele Quattrone, per Terræ Aquæ. L’Italia e l’Intelligenza del Mare, Padiglione Italia alla 19. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia. Nella sua pratica, il confine tra terra e acqua si configura come un processo: non è mai fisso, ma emerge dal continuo intreccio di interazioni, scambi e tensioni, e per questo è costantemente rinegoziato. È uno spazio di transizione, in cui il gesto della natura si mescola all’intervento umano — una  discontinuità che racchiude un potenziale creativo, capace di ridefinire il rapporto con il paesaggio e con le risorse naturali.