Angelo Accardi (1964), artista salernitano, si diploma all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Dagli anni Novanta sviluppa la propria ricerca nel suo atelier di Sapri, dedicandosi alla pittura e alla scultura e definendo un linguaggio espressivo personale e riconoscibile.
Avvia presto collaborazioni con gallerie italiane ed europee e nel 2006 partecipa con il collettivo delle nuove avanguardie “Tantarte” alla rassegna “Galleria Italia”di Shanghai. Dal 2008 il sodalizio con il gruppo Petit Prince ne accompagna il percorso espositivo nelle principali fiere d’arte italiane e internazionali, contribuendo all’affermazione di una poetica dal forte impatto iconico e innovativo.
Nelle sue tele, di grande piacevolezza estetica, costruite con con un disegno raffinato e una ricercata eleganza formale, Accardi utilizza un gioco di metafore, citazioni e contrasti per veicolare messaggi più profondi. Quella di Angelo Accardi è un’arte che si alimenta degli stili e degli stress del vivere odierno. Nelle sue tele il tran-tran della vita cittadina è squarciato da un elemento simbolico posto in grande evidenza, di solito uno struzzo, che diventa la chiave per interpretare l’opera. L’animale, così visibilmente fuori posto (“Misplaced” è infatti il titolo che accomuna tutte le opere), altro non è che ciascuno di noi. Siamo noi, creature multiformi, variegate e uniche, ad essere fuori posto nella città grigia e alienante, che impone la standardizzazione. Lo struzzo, peraltro reso con colori luminosissimi, in aperto contrasto con la gamma dei grigi sullo sfondo, è un inno alla resistenza, un ultimo grido di libertà, è l’individuo che, finalmente conscio delle proprie sterminate possibilità, rinuncia a nascondere la testa sotto la sabbia e diventa con fierezza un elemento di disturbo della desolante normalità.
Più recentemente, per rinforzare i punti-cardine della sua poetica, l’artista ha iniziato a realizzare una nuova serie di opere. In questo ciclo, l’alter-ego di Angelo e di tutti noi, lo struzzo, si è finalmente deciso a lasciare la Metropoli e si è rifugiato nelle meravigliose sale di uno sterminato museo immaginario. L’effetto che la contemplazione dei più grandi capolavori della Storia dell’Arte ha su di lui è narrato con rara eloquenza: l’animale che in città appariva inquieto e diffidente sembra ora perfettamente a suo agio, rilassato e di ottimo umore. Il suo stesso piumaggio, che come detto in città assumeva tonalità squillanti, quasi Accardi volesse suggerire l’idea di un punk ribelle, torna alla normalità, sui consueti toni del bianco e nero.
L’Arte e la bellezza, il senso stesso dell’unicità della Creazione, in Accardi si pongono pertanto in aperta antitesi al modello di vita incolore e omologato propugnato dalla società occidentale. L’artista ci invita a riflettere sul potere salvifico dell’arte, sulla sua capacità di rompere gli schemi, di sottrarci alla banalità che uccide, di costringerci, col suo fascino magnetico e senza tempo, a prenderci sempre del tempo per godere delle cose belle, nonostante le difficoltà quotidiane della vita di ognuno. Lo struzzo rappresenta l’uomo libero che con tenacia va alla ricerca di quei bagliori di bellezza che a ben vedere si annidano ovunque, e che vanno solo saputi cercare nel modo giusto.
Nel 2011 alcuni lavori della sua collezione Misplaced vengono esposti al Padiglione Italia della 54° edizione della Biennale di Venezia. Oggi le opere di Accardi varcano i confini, e sono esposte in prestigiose gallerie di tutto il mondo. Nel 2017 Eden Fine Art Gallery ha inserito Accardi tra i suoi principali talenti contemporanei.
Angelo Accardi (1964), artista salernitano, si diploma all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Dagli anni Novanta sviluppa la propria ricerca nel suo atelier di Sapri, dedicandosi alla pittura e alla scultura e definendo un linguaggio espressivo personale e riconoscibile.
Avvia presto collaborazioni con gallerie italiane ed europee e nel 2006 partecipa con il collettivo delle nuove avanguardie “Tantarte” alla rassegna “Galleria Italia”di Shanghai. Dal 2008 il sodalizio con il gruppo Petit Prince ne accompagna il percorso espositivo nelle principali fiere d’arte italiane e internazionali, contribuendo all’affermazione di una poetica dal forte impatto iconico e innovativo.
Nelle sue tele, di grande piacevolezza estetica, costruite con con un disegno raffinato e una ricercata eleganza formale, Accardi utilizza un gioco di metafore, citazioni e contrasti per veicolare messaggi più profondi. Quella di Angelo Accardi è un’arte che si alimenta degli stili e degli stress del vivere odierno. Nelle sue tele il tran-tran della vita cittadina è squarciato da un elemento simbolico posto in grande evidenza, di solito uno struzzo, che diventa la chiave per interpretare l’opera. L’animale, così visibilmente fuori posto (“Misplaced” è infatti il titolo che accomuna tutte le opere), altro non è che ciascuno di noi. Siamo noi, creature multiformi, variegate e uniche, ad essere fuori posto nella città grigia e alienante, che impone la standardizzazione. Lo struzzo, peraltro reso con colori luminosissimi, in aperto contrasto con la gamma dei grigi sullo sfondo, è un inno alla resistenza, un ultimo grido di libertà, è l’individuo che, finalmente conscio delle proprie sterminate possibilità, rinuncia a nascondere la testa sotto la sabbia e diventa con fierezza un elemento di disturbo della desolante normalità.
Più recentemente, per rinforzare i punti-cardine della sua poetica, l’artista ha iniziato a realizzare una nuova serie di opere. In questo ciclo, l’alter-ego di Angelo e di tutti noi, lo struzzo, si è finalmente deciso a lasciare la Metropoli e si è rifugiato nelle meravigliose sale di uno sterminato museo immaginario. L’effetto che la contemplazione dei più grandi capolavori della Storia dell’Arte ha su di lui è narrato con rara eloquenza: l’animale che in città appariva inquieto e diffidente sembra ora perfettamente a suo agio, rilassato e di ottimo umore. Il suo stesso piumaggio, che come detto in città assumeva tonalità squillanti, quasi Accardi volesse suggerire l’idea di un punk ribelle, torna alla normalità, sui consueti toni del bianco e nero.
L’Arte e la bellezza, il senso stesso dell’unicità della Creazione, in Accardi si pongono pertanto in aperta antitesi al modello di vita incolore e omologato propugnato dalla società occidentale. L’artista ci invita a riflettere sul potere salvifico dell’arte, sulla sua capacità di rompere gli schemi, di sottrarci alla banalità che uccide, di costringerci, col suo fascino magnetico e senza tempo, a prenderci sempre del tempo per godere delle cose belle, nonostante le difficoltà quotidiane della vita di ognuno. Lo struzzo rappresenta l’uomo libero che con tenacia va alla ricerca di quei bagliori di bellezza che a ben vedere si annidano ovunque, e che vanno solo saputi cercare nel modo giusto.
Nel 2011 alcuni lavori della sua collezione Misplaced vengono esposti al Padiglione Italia della 54° edizione della Biennale di Venezia. Oggi le opere di Accardi varcano i confini, e sono esposte in prestigiose gallerie di tutto il mondo. Nel 2017 Eden Fine Art Gallery ha inserito Accardi tra i suoi principali talenti contemporanei.